Il nucleo centrale del lavoro di divulgazione che svolgo con questo blog riguarda i bias cognitivi e le distorsioni che essi apportano alla percezione della realtà e dei fenomeni che abbiamo intorno.

Cosa sono i bias cognitivi o distorsioni cognitive? Come funzionano? A cosa servono? Quali ripercussioni hanno sulla nostra vita quotidiana? In questa guida ai bias cognitivi cercheremo di rispondere a tali domande in modo esaustivo.

Etimologia del termine

Bias” in inglese significa “pregiudizio“. In Italiano, però, esso è più spesso tradotto con “distorsioni“, in quanto quei pregiudizi contribuiscono a fornirci una visione distorta della realtà. In effetti, la dottrina neuroscientifica definisce il bias cognitivo come:

Un pattern sistematico di deviazione dalla norma o dalla razionalità nel giudizio (…); una tendenza a creare la propria realtà soggettiva, non necessariamente corrispondente all’evidenza, sviluppata sulla base dell’interpretazione delle informazioni in possesso, anche se non logicamente connesse tra loro, che porta dunque a un errore di valutazione o a mancanza di oggettività di giudizio

Si tratta insomma di meccanismi che il nostro cervello utilizza per creare associazioni di idee, correlazioni tra fenomeni o deduzioni su ciò che lo circonda; il fine è quello di facilitarci nell’interpretazione della realtà. Meccanismi che si rivelano necessari per l’istinto di sopravvivenza, perché per sopravvivere è necessario saper interpretare e, in certa misura, prevedere ciò che ci accade intorno.

Soprattutto allo stato di natura, infatti, l’essere umano non ha quasi mai le nozioni necessarie per poter interpretare correttamente i fenomeni cui assiste; ma ha comunque la necessità di prendere decisioni e formulare giudizi.

Ad esempio, gli uomini primitivi non avevano nozioni sulla gravità e dunque sull’effetto delle fasi lunari sulle maree; ma avevano la necessità di riconoscerli e prevederli per poterli sfruttare a proprio vantaggio.

Ed ecco che, per sopperire all’ignoranza inevitabile su ciò che ci circonda, la natura ci ha fornito questi stratagemmi, che ci permettono di sopperire a tali mancanze.

In che modo?

Le euristiche

Tali stratagemmi portano il cervello ad elaborare una serie di scorciatoie mentali che la neuroscienza definisce “euristiche“; dal greco “εὑρίσκω“, ossia “trovo“. Tale termine indica quello che definiamo “procedimento euristico“, ossia

Un metodo di approccio alla soluzione dei problemi che non segue un chiaro percorso, ma che si affida all’intuito e allo stato temporaneo delle circostanze, al fine di generare nuova conoscenza

bias cognitivi

Simile approccio euristico ci consente così, come direbbe Gigerenzer, di andare “oltre l’informazione ricevuta“; in questo modo ci permette di elaborarla per trarre giudizi, interpretazioni, deduzioni e conclusioni.

Il procedimento euristico si muove insomma per tentativi, con l’obiettivo di “trovare” appunto la corretta interpretazione di un fenomeno attraverso l’utilizzo delle sole nozioni a nostra disposizione; in tal senso il cervello, per mezzo del procedimento euristico, va alla ricerca di “scorciatoie” fondate su associazioni di idee, correlazioni e reazioni emotive che possano consentirci di produrre una risposta anche in assenza delle necessarie nozioni (qui ne trovate un esempio pratico).

Ma in che modo il cervello crea questi meccanismi? Come si struttura il procedimento euristico e in che modo esso attiva i bias cognitivi? In che modo simili meccanismi favoriscono cioè le distorsioni cognitive? Per capirlo è necessario partire da una premessa; bisogna cioè, almeno in generale, comprendere come sia impostato il nostro stesso cervello primordiale.

Sistema 1 e Sistema 2

Secondo la psicologia e la neuroscienza, il nostro cervello è composto da due sistemi di ragionamento che operano in modo opposto ma parallelamente; essi sono entrambi fondamentali perché assolvono generalmente a funzioni diverse. Il Sistema 1 e il Sistema 2.

bias cognitivi

Come potete vedere dalla figura, il Sistema 1 attiene all’intuito e all’istinto. Come tale, è quello più primordiale, che ci permette di giungere a conclusioni rapide per aumentare le nostre capacità di sopravvivenza (il procedimento euristico, appunto). Abbiamo detto, infatti, che allo stato di natura è necessario reagire velocemente ai pericoli, perché una eccessiva riflessione potrebbe costarci molto cara.

Per questo, esso tende sempre a prevalere di fronte a problemi apparentemente semplici, o che suggeriscono una risposta intuitiva immediata.

Inoltre, è in generale il Sistema 1 che gestisce “l’ordinaria amministrazione”; si occupa cioè di farci svolgere tutte quelle azioni quotidiane che ormai abbiamo assimilato per abitudine, e per le quali non abbiamo bisogno di particolare concentrazione o riflessione. Guidare, mangiare, grattarsi quando sentiamo prurito, camminare, chiudere gli occhi se una luce ci abbaglia, ecc…, sono operazioni di routine, che svolgiamo istintivamente a prescindere dalla nostra volontà.

Il Sistema 2 si fonda invece sulla riflessione, il ragionamento e l’approccio critico. Si tratta dunque della parte più evoluta del nostro cervello, che per elaborare ipotesi e interpretare la realtà esegue ragionamenti, calcoli complessi, verifiche e riscontri. Come tale, a differenza dell’istinto, deve essere consapevolmente attivato e comporta un maggiore sforzo per il nostro cervello. Ed anche un maggior dispendio di energie.

Conflitti tra sistemi

Per quanto i due Sistemi operino separatamente, accade in diverse occasioni che essi entrino in conflitto o che il Sistema 1 travalichi il Sistema 2. Ciò accade essenzialmente perché il Sistema 1 si attiva automaticamente, senza che neppure che ce ne accorgiamo, suggerendo risposte, schemi, associazioni di idee e deduzioni prima che il nostro Sistema 2 possa valutare la questione in modo razionale. Questa prassi può arrivare fino al punto da spingerci a non attivare neppure la razionalità, avendo già ottenuto una risposta “coerente” dall’intuito.

Questo è ciò che accade nell’ormai celebre indovinello:

Una racchetta da ping pong e una pallina costano, sommate insieme, € 1,10; la racchetta costa un euro in più della pallina: quanto costa la pallina?

KAHNEMAN D.

La domanda suggerisce la risposta “0,10€“, che è certamente la prima risposta che vi è balenata per la testa; tuttavia è sbagliata e per capirlo è necessario attivare un ragionamento razionale che si sostituisca all’immediatezza della soluzione offerta dal Sistema 1.

Capita pertanto che la soluzione fornita dal Sistema 1, essendo più intuitiva e rapida, fondata su un procedimento euristico, venga accettata dal cervello senza alcuna verifica, e quindi senza attivare il Sistema 2. Questo, a sua volta, genera la creazione di convinzioni, schemi, associazioni e correlazioni attraverso bias cognitivi, che si radicano nel nostro sentire comune andando a costituire la struttura stessa dei nostri preconcetti acquisiti. Preconcetti che spesso, come nel caso dell’esempio, sono in realtà totalmente sbagliati.

I Bias Cognitivi

bias cognitivi

Entriamo allora più nel dettaglio e cerchiamo di capire cosa siano esattamente questi bias cognitivi. Come potete vedere dall’immagine, le possibili distorsioni fin’ora individuate sono centinaia e si applicano alle più svariate soluzioni euristiche.

Ci aiutano a stabilire cosa ricordare meglio, come gestire le poche o le troppe informazioni, come decidere più velocemente; in questa sede ci interessano però solo alcuni esempi di bias cognitivi, ossia quelli che incidono più specificamente sull’elaborazione di schemi, associazioni di idee e deduzioni sull’interpretazione della natura circostante (quindi gli accadimenti, le teorie, le notizie).

Una breve esemplificazione – coi dovuti rimandi ad articoli specifici di questo blog – mi pare dunque necessaria.

I principali bias cognitivi sono:

  • WYSIATI (“What You See Is All There Is“): tendenza del cervello a trattare le informazioni che possiede come le uniche e indispensabili per produrre una risposta, ignorando le “prove silenziose” e sconosciute;
  • Ancoraggio: tendenza del cervello ad ancorarsi a fattori noti per interpretare quelli ignoti;
  • Bias di conferma: tendenza del cervello ad utilizzare un approccio confermativo nel verificare un fenomeno, cercando e mettendo a sistema solo le prove e le argomentazioni che confermano il suo pregiudizio acquisito in base agli altri bias cognitivi;
  • Semplificazione: tendenza a semplificare le questioni per rendere il problema più facilmente risolvibile e interpretabile;
  • Effetto Band Wagon: tendenza ad uniformare le nostre convinzioni a quelle del nostro gruppo di appartenenza;
  • Apofenia: tendenza a individuare rapporti e correlazioni tra circostanze che non hanno alcuna attinenza tra loro;
  • Effetto Framing: tendenza a interpretare le informazioni sulla base del contesto in cui sono inserite;
  • Effetto Dunning-Kruger: tendenza a sopravvalutare le proprie competenze in materie su cui non siamo competenti, ignorando la quantità di nozioni di cui non siamo a conoscenza (applicazione del WYSIATI);
  • Pareidolia: tendenza a trovare strutture ordinate e forme familiari in immagini disordinate.

Bias cognitivi e soluzioni primitive

Simili sovrastrutture mentali e il procedimento euristico che ne deriva costituiscono una risorsa fondamentale allo stato di natura; esse ci consentono infatti di prevedere connessioni e formulare deduzioni su ciò che ci circonda pur non avendo alcuna nozione specifica su ciò che ci troviamo di fronte. Ad esempio, attraverso i bias cognitivi il cervello potrebbe suggerirci di fare maggiore attenzione e trovare un riparo ogni qual volta sentiamo un rumore “brutto” che susciti spavento, senza dover necessariamente verificare ogni volta l’effettiva provenienza di quel suono; operazione che potrebbe costarci cara.

In questo modo ci assicuriamo, senza tante verifiche, di proteggerci da numerosi eventi – il rumore poteva essere un terremoto, il ruggito di un animale, un fulmine – effettivamente pericolosi.

Inoltre, i bias cognitivi ci consentono di prendere decisioni in fretta, quando le circostanze lo rendono opportuno – come appunto fuggire da una bestia feroce – conferendoci maggiori probabilità di sopravvivere di quante non ne avremmo se fossimo costretti a verificare concretamente la pericolosità dell’avvenimento (come capire se la bestia è effettivamente affamata ed intenzionata ad aggredirci, provando ad avvicinarci).

Bias Cognitivi e soluzioni moderne

Ma simili soluzioni, utili a livello primitivo, si rivelano sempre più spesso fallaci e pericolose nel mondo moderno; nell’era contemporanea buona parte di quelle nozioni, a differenza degli uomini primitivi, le abbiamo e le materie con cui abbiamo a che fare sono sufficientemente complesse da impedire quasi sempre una possibile soluzione o interpretazione fondata unicamente sui bias cognitivi.

Nel mondo di oggi, infatti, per interpretare una notizia, verificare una teoria, comprendere la connessione tra fenomeni è diventata un’operazione per la quale è imprescindibile il ricorso al Sistema 2.

Non possiamo dunque confermare la correlazione tra un effetto collaterale e l’assunzione di un vaccino ricorrendo semplicemente all’apofenia; non possiamo giudicare una teoria su una materia complessa affidandoci unicamente alle informazioni che abbiamo a disposizione (WYSIATI) o presumendo di saperne più di quel che ne sappiamo (Dunning-Kruger); è scorretto pensare di poter comprendere un fenomeno ignoto semplicemente paragonandolo ad uno noto (ancoraggio); neppure possiamo semplificare le questioni all’osso solo perché quello è l’unico sistema che abbiamo per produrre una risposta (semplificazione). Così facendo, infatti, sarà inevitabile cadere nella distorsione della realtà.

Ma il cervello umano è progettato proprio per seguire queste dinamiche, perché abbiamo ereditato i geni di quegli avi che riuscivano a sopravvivere e procreare, e che quindi facevano maggiore uso dei bias cognitivi.

Trattandosi poi di dinamiche istintive, molto spesso non ci accorgiamo di farne uso ed anzi ci convinciamo che le nostre deduzioni o interpretazioni siano perfettamente ragionate e razionali.

Bias cognitivi e antimetodo

Ed è così che, nel mondo moderno, i bias cognitivi finiscono per divenire dei veri e propri strumenti di distorsione della realtà, che ci porta sempre più spesso a traviare il senso e l’interpretazione di fatti, teorie, notizie e accadimenti in generale. Sono i bias cognitivi, cioè, a fondare le strutture dell’Antimetodo.

Inoltre, soprattutto con l’arrivo di internet, siamo entrati in un’era di saturazione delle informazioni che comporta un costante bombardamento verso il nostro cervello, a maggior ragione se manca delle conoscenze specifiche per interpretarle.

Per questo assistiamo alla proliferazione di teorie pseudoscientifiche, medicine alternative, teorie del complotto, fake news e alterazioni tra percezione e realtà in un modo del tutto inedito rispetto al passato.

Oggi internet ci permette di selezionare le informazioni e di accedere a qualunque conoscenza, anche se non abbiamo gli strumenti per comprenderla; di conseguenza, saremo portati a operare quella selezione in base al bias di conferma e ad interpretare quelle informazioni sulla base degli altri bias cognitivi; in questo modo creiamo associazioni, correlazioni e deduzioni del tutto avulse alla realtà, che si consolidano nel nostro cervello convincendolo della validità delle stesse.

Bias cognitivi e analfabetismo funzionale

Queste sovrastrutture mentali, che forniscono risposte intuitive immediate sostituendosi ad un approccio razionale e riflessivo – Sistema 2 – non sono poi altro che quelle dinamiche che caratterizzano e favoriscono l’analfabetismo funzionale.

Quando infatti assistiamo a soggetti che tacciamo di analfabetismo funzionale, ossia che formulano deduzioni prive di senso; commentano articoli senza neanche leggerli o perché ne hanno dato un’interpretazione completamente diversa da quella voluta dall’autore; si lanciano in voli pindarici su presunte teorie scientifiche alternative o del complotto; quello che abbiamo di fronte altro non è che l’utilizzo di ragionamenti fondati sui bias cognitivi, ossia il ricorso all’Antimetodo.

E le devastanti conseguenze sul piano sociale iniziano a farsi sempre più evidenti.

Come frenare i bias cognitivi

Come abbiamo visto, l’attivazione dei bias cognitivi dipende dal Sistema 1, ossia dal nostro intuito/istinto; pertanto, sarebbe ingenuo pensare che qualcuno di voi possa esserne in qualche modo immune, né che la semplice cultura su un determinato argomento possa bastare a proteggersi da essi.

In effetti, lo stesso metodo scientifico prevede esperimenti, come quelli a doppio cieco, volti a scongiurare l’attivazione dei bias cognitivi, dimostrando che il problema colpisce anche gli esperti nello stesso campo sul quale sono preparati.

Non esiste dunque un modo per “eliminarli” dai nostri sistemi di ragionamento; essi si attiveranno sempre e comunque, senza che noi possiamo accorgercene.

Possiamo tuttavia imparare a conoscerli e a ricordarci che inevitabilmente si attiveranno ogniqualvolta saremo portati a interpretare e/o giudicare qualcosa; soprattutto se non abbiamo competenze specifiche in merito. Così facendo, possiamo abituare il nostro Sistema 2 a restare sempre vigile e spingerlo a verificare se, per caso, abbiamo attivato qualcuno di quei bias.

Attivare il Sistema 2

Ogni volta che ci troviamo a dover interpretare una teoria, una notizia o un fatto – politico, di cronaca, umano o naturale – dobbiamo fermarci un attimo e chiederci:

  • sto giudicando ritenendo le informazioni che ho le uniche esistenti o sto valutando la necessaria parzialità delle informazioni in mio possesso?
  • sto per caso ancorandomi a qualcosa di noto come criterio per interpretare quello che sto vedendo/leggendo?
  • ho semplificato troppo l’argomento?
  • sto sopravvalutando le mie competenze in questa materia, ponendomi al di sopra degli stessi esperti?
  • ho verificato la correlazione che sto facendo, o essa è solo intuitiva?
  • sto cercando le informazioni in modo imparziale, o sto selezionando solo le informazioni che mi danno ragione?
  • il contesto sta influenzando la mia percezione di quel fenomeno?

In questo modo, si limitano i rischi che le nostre deduzioni possano derivare da un approccio superficiale e non razionale, ricadendo così nelle distorsioni cognitive della realtà, e si permette invece al cervello di svolgere le necessarie verifiche alle soluzioni proposte dal Sistema 1.

Non esiste altro modo per frenare i bias cognitvi che imparare a conoscerli e ad attivare i meccanismi per scongiurarli.

P.T.