Ultimamente si sente sempre più spesso parlare di analfabetismo funzionale; ma esattamente cos’è, come funziona e che conseguenze ha? Imparare a capirlo è importante soprattutto nel mondo di oggi, dove l’analfabetismo funzionale sta avendo una preoccupante diffusione a causa di internet e della possibilità, per tutti, di accedere liberamente alle informazioni senza la capacità di verificarle.

Etimologia del termine ‘analfabeta funzionale’

La definizione “analfabetismo funzionale” è stata coniata per la prima volta dall’UNESCO, nel 1984, che l’ha descritta, nel Glossary of Statistical Therms, come

La condizione di una persona incapace di comprendere, valutare, usare e farsi coinvolgere da testi scritti per intervenire attivamente nella società, per raggiungere i propri obiettivi e per sviluppare le proprie conoscenze e potenzialità.

Il termine fu coniato per sopperire ad una carenza negli interventi sulle questioni socio-familiari. Le politiche dell’agenzia specializzata ONU per favorire la crescita della cultura soprattutto nei paesi poveri, infatti, si sono presto rivelate insoddisfacenti proprio perché il semplice insegnamento della capacità di leggere e scrivere non appariva sufficiente a portare una effettiva crescita e sviluppo sociale di quelle popolazioni.

Per tali ragioni, si è cercato di introdurre un concetto che fosse complementare a quello di “analfabetismo semplice” allo scopo di prevedere interventi che andassero oltre la semplice alfabetizzazione ma che consentissero alle persone di imparare a fare un utilizzo concreto di tali capacità nella vita quotidiana.

Le stesse Nazioni Unite hanno infatti definito quale obiettivo connesso con la lotta all’analfabetismo funzionale

L’utilizzo della capacità di leggere e scrivere per partecipare attivamente ed efficacemente a tutte quelle attività che richiedono un certo livello di conoscenza della comunicazione verbale

Ambiti toccati dall’analfabetismo funzionale

analfabetismo funzionale

Naturalmente, l’incapacità di sfruttare le abilità di base per svolgere correttamente le operazioni della vita quotidiana ha ripercussioni in moltissimi ambiti.

  • Innanzitutto in ambito lavorativo; l’incapacità di fare uso di quelle abilità ha inevitabili ricadute sulla crescita professionale dei soggetti che ne sono affetti.
  • Conseguentemente, tali ricadute si manifestano anche in ambito economico. L’incapacità di comprendere a fondo nozioni economiche – anche basilari – rapporti “costi-benefici” o semplicemente svolgere calcoli leggermente più complessi di quelli elementari, porta inevitabilmente a perdite di denaro, mancati guadagni e scelte economicamente scellerate.
  • Inoltre, l’analfabetismo funzionale è spesso correlato a bassa istruzione, condizioni socio-economiche precarie e di conseguenza alla criminalità; si stima infatti che negli Stati Uniti almeno il 60% dei carcerati sia analfabeta funzionale e che l’85% abbia problemi con l’alfabetizzazione di base.
  • Infine, l’analfabetismo funzionale ha serie ripercussioni sull’incapacità di comprendere natura e conseguenze degli avvenimenti sociali che ci circondano. In generale, dunque, sulla diffusione di disinformazione e teorie pseudoscientifiche. Ed è questo l’aspetto più importante.

Caratteristiche dell’analfabetismo funzionale

analfabetismo funzionale

Per meglio comprendere le conseguenze dell’analfabetismo funzionale sull’interpretazione della realtà circostante è necessario fissare i principali caratteri di questa disfunzione cognitiva.

  • Incapacità di comprendere adeguatamente testi o materiali informativi pensati per essere compresi dalla persona comune; articoli di giornale, contratti legalmente vincolanti, regolamenti, bollette, corrispondenza bancaria, orari di mezzi pubblici, cartine stradali, dizionari, enciclopedie, foglietti illustrativi di farmaci, istruzioni di apparecchiature;
  • scarsa abilità nell’eseguire semplici calcoli matematici, ad esempio riguardanti la contabilità personale o il tasso di sconto su un bene in vendita;
  • scarse competenze nell’utilizzo degli strumenti informatici (sistemi operativi, uso della rete, software di videoscrittura, fogli di calcolo, ecc.);
  • conoscenza dei fenomeni scientifici, politici, storici, sociali ed economici molto superficiale e legata prevalentemente alle esperienze personali o a quelle delle persone vicine; tendenza a generalizzare a partire da singoli episodi non rappresentativi; largo uso di stereotipi e pregiudizi;
  • scarso senso critico; tendenza a credere ciecamente a tutto ciò che si legge o si sente; incapacità a distinguere le notizie vere da quelle false e a distinguere le fonti attendibili da quelle che non lo sono.

Soprattutto con riferimento agli ultimi due punti, spesso gli analfabeti funzionali sono anche sostenitori di teorie complottiste e/o pseudoscientifiche.

Analfabeti funzionali e Antimetodo

L’incapacità di comprendere adeguatamente testi, interpretare notizie e verificare fonti e teorie è infatti la principale causa della diffusione dell’antiscienza.

Gli analfabeti funzionali, infatti, pur sapendo leggere e scrivere, hanno serie carenze cognitive dovute essenzialmente a tre fattori:

  • generale assenza di conoscenze sulle materie a cui si approcciano;
  • ignoranza sui principi del metodo scientifico;
  • mancanza di spirito critico e di approccio riflessivo alle questioni.

Come potete notare, essi sono gli stessi fattori su cui si fonda l’Antimetodo.

Questo perché i suddetti elementi impediscono al soggetto di approcciarsi alle questioni con la riflessione e l’analisi, tipiche del Sistema 2, che di conseguenza tenderà ad affidarsi all’intuito, ossia al Sistema 1.

In altre parole, l’analfabetismo funzionale altro non è che l’incapacità di attivare il sistema riflessivo del cervello per contrastare l’attivazione delle distorsioni cognitive.

Analfabetismo funzionale e bias cognitivi

In effetti, un soggetto che non ha competenze su una determinata materia, che non sa approcciarsi in modo critico alla realtà e che non è in grado di riflettere sulle questioni, interpreterà il mondo nell’unico modo che ha, ossia attraverso i bias cognitivi.

Di conseguenza, tenderà a creare correlazioni tra gli eventi per il semplice fatto che sembrano correlabili (apofenia); finirà per usare parametri di riferimento non verificati, perché sono gli unici che possiede (ancoraggio); tenderà inevitabilmente a semplificare le questioni per poterle comprendere (semplificazione); sovrastimerà le sue competenze proprio per l’incapacità di operare analisi auto-critiche (effetto Dunning-Kruger); si convincerà che le informazioni in suo possesso siano le uniche possibili (WYSIATI).

In sostanza, attivando i bias cognitivi innescherà l’Antimetodo, ossia tenderà ad usare queste distorsioni allo scopo di confermare le ipotesi create attraverso un approccio confermativo (bias di conferma) e completamente acritico.

Inoltre, l’incapacità di afferrare il senso di un testo scritto nel suo complesso gli impedirà anche di rivedere le sue convinzioni, poiché il suo cervello anziché comprenderne il contenuto assimilerà solamente quelle porzioni di testo che confermeranno i suoi schemi acquisiti.

Per tali ragioni, capita spesso che siano gli stessi analfabeti funzionali a produrre prove delle loro ipotesi che in realtà, se lette con attenzione, dimostrano l’esatto contrario; come capita anche che, fornendo noi a loro dei documenti che li smentiscono, essi ne traggano solo le parti che sembrano in linea con il loro schema mentale, convincendosi che lo stesso stia dando ragione a loro.

L’analfabetismo funzionale nell’era di internet

I social media danno diritto di parola a legioni di imbecilli che prima parlavano solo al bar dopo un bicchiere di vino, senza danneggiare la collettività. Venivano subito messi a tacere, mentre ora hanno lo stesso diritto di parola di un Premio Nobel. È l’invasione degli imbecilli.

Umberto Eco

Come emerge dalle affermazioni di Umberto Eco, si tratta di una dinamica che è sempre esistita; il motivo per cui solo in questi ultimi anni è diventata una locuzione comune per l’opinione pubblica va ricercata nella diffusione dei mezzi di comunicazione di massa. Internet in particolare.

Infatti, internet costituisce una fonte di informazione illimitata, accessibile a tutti e senza controlli di sorta. Come tale, si tratta di un vero e proprio oceano sterminato nel quale è estremamente facile perdersi. Soprattutto se non si sa nuotare.

Per un analfabeta funzionale, infatti, lo diventa ancora di più; la sua assenza di spirito critico, l’ignoranza sulle singole questioni e il ricorso all’Antimetodo come unico mezzo per interpretare la realtà sono elementi che lo disorientano profondamente nella complessa ed intricata rete informativa del web.

Soprattutto, il continuo tentativo di confermare le ipotesi create dal cervello tramite il bias di conferma andrà sempre a buon fine, perché come ho detto più volte su internet c’è tutto, il contrario di tutto e tutte le sfumature che ci stanno in mezzo. Di conseguenza, è matematicamente impossibile non trovare qualcosa che confermi una mia ipotesi, quale che essa sia.

Oltretutto, trovandosi sulla rete informativa, essa verrà considerata una prova ufficiale e come tale incontestabile.

Analfabetismo funzionale in Italia

Il nostro Paese non se la cava molto bene con il contrasto all’analfabetismo funzionale. Pur essendo considerati un Paese civile, secondo le stime ben il 47% della popolazione italiana è considerata analfabeta funzionale; anche se secondo altre versioni quella percentuale sarebbe quasi il doppio.

Un dato che sembra destinato a non diminuire, ed anzi a crescere, per tre motivi principali:

  • non esistono progetti politico-sociali seri che siano rivolti ad abbassare questa percentuale, intervenendo per insegnare alla popolazione uno spirito critico, la verifica delle fonti e in generale lo sfruttamento delle abilità di scrittura e lettura per una più corretta comprensione della realtà;
  • assistiamo invece ad una continua proliferazione di vere e proprie “organizzazioni” che cercano il lucro o altri vantaggi privati proprio facendo leva su questa disfunzione. Parliamo di ciarlatani, siti web complottisti, pagine di fake news, sostenitori di teorie pseudoscientifiche;
  • notiamo come la stessa politica, che dovrebbe essere l’istituzione incaricata di combattere questo fenomeno, abbia invece imparato a sfruttarla per il proprio tornaconto elettorale, facendo leva proprio sui bias cognitivi e sull’incapacità generale delle persone di verificare affermazioni e notizie.

Come combattere l’analfabetismo funzionale

Dallo scenario che emerge dalle precisazioni fatte sin qui, appare chiaro che siamo di fronte ad un gravissimo problema, capace di portare alla deriva l’evoluzione sociale. Se non si inverte questa tendenza, l’analfabetismo funzionale potrebbe prendere il sopravvento e portare la società in un baratro senza uscita. Chi è affetto da questa disfunzione, infatti, oggi può esprimere la sua opinione, diffonderla, condividere notizie false e teorie pseudoscientifiche; ma soprattutto può condizionare il futuro di tutti con il voto.

Abbiamo visto che non si tratta di un problema di scolarizzazione; del resto in Italia l’analfabetismo e l’assenza totale di istruzione non supera l’1%. Il problema è più complesso, e riguarda l’effettiva capacità delle persone di orientarsi nella realtà, facendo un corretto uso delle sue capacità percettive e critiche.

Non si tratta perciò di un problema che va affrontato solo nelle scuole. E’ invece una deriva che può e deve essere fermata innanzitutto all’interno delle mura familiari; già nell’adolescenza è necessario che i genitori spingano i figli ad adottare uno spirito critico, verificando le loro effettive capacità di comprendere un testo o interpretare gli accadimenti sociali.

Più ancora, è necessario che tutti premano sulle istituzioni affinché il problema dell’analfabetismo funzionale sia trattato e diventi sensibile per l’opinione pubblica. Per farlo è importante indurre i docenti di scuole superiori e università a farsi carico del problema ed affrontarlo come parte del percorso scolastico.

Infine, trattandosi di un problema che riguarda l’approccio intuitivo delle persone, ritengo essenziale che già nei primi anni dell’adolescenza si insegnino alle nuove generazioni le dinamiche indotte dalle distorsioni cognitive. Esse infatti colpiscono tutti, a prescindere dalla cultura delle persone; e sono capaci di traviare completamente la comprensione della realtà senza che neppure ce ne accorgiamo.

E’ impensabile usare il cervello correttamente se non sappiamo come funziona, e l’analfabetismo funzionale ci impedisce di capirlo.

P.T.