Quest’oggi analizzeremo i commenti in una discussione con un complottista delle scie chimiche. Analizzaremo cioè l’Antimetodo complottista, che si fonda sui medesimi principi ma ha anche alcune caratteristiche sue peculiari. In particolare, lo sfrutterò per illustrare quelli che chiamo principio di coerenza e principio di coerenza inverso.

Correlazioni indotte dal bias di conferma

Il post di riferimento (pubblicato da un utente sulla sua bacheca) riportava un articolo che parlava dell’utilizzo di aeroplani per scopi di geoingegneria, ossia l’irrorazione di zone circoscritte in tempi limitati per aumentare l’umidità dell’aria e provocare precipitazioni (tecnica sperimentale utilizzata per combattere la siccità).

Quando ho fatto notare questo aspetto, spiegando che non si tratta affatto di un complotto ma di una cosa risaputa che nulla ha a che fare con la presunta irrorazione con alluminio e bario fatta con gli aerei di linea da 10 mila metri su tutto il pianeta, un altro utente è intervenuto per smentirmi. Vediamo come.

Deduzioni frutto di apofenia…

La sua obiezione, vera o presunta che sia, è frutto di apofenia: crea infatti un collegamento tra la geoingegneria usata dagli americani in Vietnam per stanare i Vietcong con il progetto di irrorazione di tutto il pianeta con alluminio e bario. Due operazioni che non hanno alcun tipo di collegamento: sono infatti svolte in modi diversi, in condizioni diverse, su spazi geografici diversi, con sostanze diverse e per scopi diversi; ma in qualche modo una richiama l’altra – si parla sempre di aerei e di scie – quindi per l’Antimetodo questa apparente correlazione tra una cosa accertata e una cosa da accertare costituisce una conferma del proprio schema, e la usa come prova (riadattamento).

Il mio tentativo di illustrargli la sostanziale differenza va a vuoto; il complottista prosegue infatti con associazioni di idee frutto di apofenia.

…e dell’effeto Dunning-Kruger

Premesso che già da questo commento inizia ad emergere un’altra distorsione congitiva che la farà da padrone in questa conversazione (l’effetto Dunning-Kruger, come si evince dalle sue deliranti affermazioni in tema di meteorologia), il complottista di nuovo crea una associazione tra il clima “impazzito” dell’Italia di quei giorni, la geoingegneria e il complotto delle scie chimiche. Si tratta di un ragionamento induttivo, che dalla conclusione – le scie chimiche esistono – va a cercare argomentazioni e prove che possano giustificarla – geoingegneria e clima che cambia (procedimento confermativo indotto dal bias di conferma). Non esiste alcun collegamento logico deduttivo tra quegli elementi, dal momento che le scie chimiche esistono in tutto il mondo da decenni quindi non potrebbero comunque giustificare un cambiamento climatico solo in Italia e solo in quel preciso periodo.

Ma neppure basta a dimostrare che questi esperimenti funzionino anche su vasta scala e in modo permanente. L’Antimetodo continua ad essere influenzato dallo schemismo del Sistema 1, che cerca di creare schemi per confermare le proprie ipotesi ignorando qualunque ambiguità o difetto logico di ciò che ne viene fuori.

L’Antimetodo mette le prove “una sopra l’altra” e non “una di fianco all’altra”; di conseguenza, il complottista non le guarda mai tutte insieme, ma una per una, risultandogli impossibile verificare la coerenza interna della teoria.

Il principio di coerenza

Sulla base di questi presupposti, entra in gioco quello che definisco “principio di coerenza“.

La coerenza dell’ipotesi costruita dal WYSIATI su dati parziali e male interpretati, costituisce di per sé prova di quella ipotesi. Se è coerente, non servono altre prove.

Principio di coerenza

Attraverso il principio di coerenza, si innesca il bias di conferma che spinge il cervello a ricercare argomenti e prove in linea con la storia creata, scartando il resto proprio per il fatto che non è coerente con essa.

Che è così, si evince dalle motivazioni per cui crede alle scie chimiche, che dimostrano solamente la sua completa mancanza di conoscenze in materia.

Partiamo da queste considerazioni: il complottista fa subito capire di non avere alcuna competenza in argomento, affermando cose – e dandole per accertate – che farebbero rabbrividire qualunque esperto in materia. Cita dati a caso, sicuramente incollati nel suo cervello da qualche sito complottista preso subito per vero (bias di conferma) che non hanno alcun riscontro.

Non è affatto vero, infatti, che le scie di condensa si creino solamente a precise altitudini, a determinate temperature e solo quando l’umidità è al 70%: la condensazione dipende invece dal dew point – o “punto di rugiada” – ossia la temperatura a cui l’acqua condensa; in pratica, più la temperatura dell’acqua che fuoriesce dall’aereo è vicina al punto di rugiada, più è probabile che l’acqua condensi. Pertanto, questo dato è variabile in base alle condizioni di umidità, temperatura dell’aria e temperatura delle sostanze che fuoriescono dal motore (e dal tipo di motore), tre variabili che possono modificare in modo sensibile le condizioni per la condensazione.

antimetodo. scie chimiche

Ma lui non ha alcuna conoscenza sull’argomento perché si è limitato a prendere per vero quello che ha imparato a memoria dai siti di cui si fida e a dare per assodate quelle affermazioni non in base a verifiche empiriche, ma al principio di coerenza; infatti, quando cerco di spiegargli questo concetto risponde dimostrando ulteriormente la sua totale incompetenza in meteorologia, come nel commento qui a fianco.

Accusa me di non sapere nulla della materia, ma fa affermazioni completamente sbagliate che solo lui sa dove le abbia prese.

I limiti del Dunning-Kruger Effect

Andiamo oltre. Mentre il complottista pensa di poter ridere di me, in realtà non fa altro che dimostrare la sua ignoranza in materia, non sapendo neppure distinguere il tasso di umidità dal punto di rugiada (espressione che probabilmente sente per la prima volta nella sua vita, tant’è che pensa che nemmeno esista nel linguaggio scientifico).

antimetodo. scie chimiche

Il complottista non riconosce affatto i suoi evidenti limiti conoscitivi in materia per via dell’effetto Dunning-Kruger, che lo rende anche piuttosto arrogante e saccente; per questo, prosegue a testa bassa, affermando altre cialtronerie:

antimetodo. scie chimiche

Oltre ad insistere su concetti di meteorologia che non conosce, afferma anche che i motori di nuova generazione “non fanno nemmeno più condensa”, secondo una deduzione fondata sulle sue convinzioni errate frutto di associazioni di idee semplicistiche (apofenia e riadattamento). Probabilmente, influenzato dall’associazione che ha già fatto tra scie chimiche e scie di condensa, è portato a pensare che più un aereo è nuovo, meno consumi pertanto emetta meno scie di scarico e quindi anche meno scie di condensa, anche se consumi e condensa non hanno alcuna relazione tra loro. Da questa correlazione apparente ne deduce che gli aerei nuovi debbano fare anche meno condensa, e cerca ragioni plausibili per sostenerlo riadattando le informazioni secondo un approccio confermativo.

Tra parentesi, gli aerei di nuova generazione, al contrario, fanno molta più condensa proprio perché sono più performanti e per questo restano più freddi, avvicinando la temperatura dei motori al dew point. Nonostante la sua totale ignoranza in materia, non solo continua ad essere convinto di ciò che dice, ma sostiene, come si legge nei due commenti precedenti ma soprattutto in quello successivo, che le sue deduzioni stiano alla base della fisica.

Confutazione delle prove avverse: argomento ad hominem e principio di autorità

Gli ho così postato un video nel quale un ingegnere aeronautico spiegava scrivendo su una lavagna le esatte reazioni e formule chimiche che si creano in quelle condizioni per permettere la condensazione dell’acqua, e la sua risposta è stata questa:

antimetodo. scie chimiche

Innanzitutto, è così convinto che la sua versione sia quella vera (bias di conferma) che ritiene davvero che le sue deduzioni siano quelle della fisica ufficiale, e infatti accusa me di sostenere cose contrarie alla fisica senza però rendersi conto che avrebbe ben poco senso che la fisica ufficiale dia ragione a lui. Se così fosse, dovremmo necessariamente ritenere che l’intera comunità scientifica mondiale sostenga una palese falsità verificabile da chiunque – anche da un bambino, come dice lui stesso – ma ciononostante quegli stessi soggetti la considerino la versione ufficiale.

Una contraddizione lapalissiana che il suo Sistema 1 non vede, mancando completamente di un approccio critico e riflessivo ed essendo invece unicamente concentrato nel confermare i suoi schemi. Ed è solo per questo motivo che il complottista non vede l’illogicità della sua ricostruzione: il suo cervello lo convince a priori che tutto ciò che sostiene sia perfettamente logico e non ne analizza il senso in modo complessivo.

L’Antimetodo ragiona a “compartimenti stagni”, tende a non incrociare i dati favorevoli tra loro. Mette le prove una sopra l’altra.

Inoltre, emerge anche un altro elemento molto usato dai complottisti e di cui abbiamo già parlato in precedenza: l’utilizzo dell’argomento ad hominem. Il video che ho postato, come detto, riportava delle reazioni chimiche: per confutarlo, sarebbe necessario rianalizzare quelle reazioni e spiegare, con la chimica, per quali motivi siano sbagliate e quali sarebbero quelle giuste. Invece, il motivo per cui la mia “prova” non sarebbe valida è molto più banale: il tizio del video è uno sconosciuto.

Dal momento che il Sistema 1 non ha la capacità di riflettere sul problema e analizzarlo nel contenuto, e il suo Sistema 2 è totalmente incompetente in materia, il Sistema 1 continua a prevalere nel tentativo di confermare lo schema, pertanto usa l’unico mezzo che ha per screditare la teoria avversa: appunto l’argomento ad hominem, cercando di ridicolizzare il soggetto così da non rendere necessario analizzare il contenuto delle sue affermazioni.

Ecco spiegato il perché di questo approccio estremamente diffuso tra i complottisti (spesso vi sentirete dire che quel determinato esperto non vale come prova perché “pagato dai poteri forti”: le dinamiche che si instaurano sono le stesse).

Il principio di coerenza inverso

Approccio che si ripresenta sotto forma simile poco dopo: per contestare la mia prova anche il complottista posta un video, in cui un presunto Generale delle forze armate avrebbe fatto delle rivelazioni sulle scie chimiche. Ma quando faccio lui notare che io ho presentato delle prove scientifiche come delle reazioni chimiche, lui ha postato un’intervista di un Generale che fa affermazioni (presunte) ma che non fornisce alcuna prova concreta di quello che sta dicendo, la sua risposta è stata, come prevedibile, il ricorso al principio di autoritá:

No, proprio non ce la fa. La sua completa ignoranza sia nella materia che sul metodo scientifico in generale, e soprattutto le distorsioni cognitive che guidano ogni singolo passaggio dei suoi ragionamenti, lo portano a ritenere che delle affermazioni fatte da un Generale siano delle prove empiriche per il semplice fatto che le fa un Generale, mentre le reazioni chimiche no, solo perché sono scritte da “un cazzaro che scrive sulla lavagna”.

Giusto per chiarire il livello dell’argomentazione: secondo questo ragionamento se un premio Nobel domani dicesse che la gravità non esiste, automaticamente cominceremmo a fluttuare nell’aria perché l’ha detto lui (ma quello che deve conservare “un briciolo di dignitá” dovrei essere io…).

Ma per l’Antimetodo queste argomentazioni sono assolutamente valide, perché la coerenza della sua ricostruzione è prova di per sé sufficiente. Per screditare le versioni avverse vale qualunque argomento e anzi: non c’è neppure bisogno di trovare argomenti, perché la coerenza della sua teoria basta anche per screditare le teorie avverse; si tratta di una sorta di principio di coerenza inverso, in base al quale


La coerenza dell’ipotesi che voglio dimostrare è sufficiente anche come controprova per screditare qualunque argomento o prova contraria.


Principio di coerenza inverso

L’Antimedoto esasperato porta al complottismo

Riassumiamo: lo schema creato dal WYSIATI si è consolidato raggirando tutte le illogicità e fallacie grazie alla coerenza interna, che si radica attraverso questo approccio confermativo in un circolo vizioso senza uscita.

Il complottismo è uno degli stadi finali dell’Antimetodo. Lo dimostra il fatto che una teoria diventa “complottista” proprio quando l’approccio confermativo ha dovuto spingersi così oltre di fronte alle argomentazioni contrarie da ipotizzare necessariamente una mente, una struttura nascosta, una cricca di potenti che possa “tappare i buchi” delle evidenti illogicità cui vanno incontro per confermare la teoria.

Di conseguenza, se i dati gli danno torto è perché sono falsi, se un esperto lo contraddice è perché è corrotto, se l’evidenza dice il contrario è perché c’è dietro la manipolazione di qualcuno. Questo è infatti l’unico argomento capace di confermare il suo schema, quindi l’Antimetodo lo usa come “asso nella manica“.

E a causa di queste dinamiche che si instaurano per confermare lo schema, come i principi di coerenza e il ragionamento a compartimenti stagni, il loro cervello si convince davvero che la loro ricostruzione sia assolutamente sensata e plausibile; anzi, provata oltre ogni ragionevole dubbio.

P.T.