Il concetto intorno al quale ruota buona parte del tema di questo blog è l’analfabetismo funzionale, ossia quella generale incapacità di fare un corretto uso dell’alfabetizzazione di base che impedisce ai soggetti che ne sono affetti di comprendere un testo scritto, utilizzare la logica, interpretare prove e verificare fonti; in realtà però appare ormai chiaro a tutti che anche persone intelligenti credono alle pseudoscienze, ai complotti e alle fake news.

Conosciamo tutti infatti persone laureate, con ottima posizione lavorativa e un bagaglio culturale sopra la media, cadere spesso nella trappola dei bias cognitivi che ci inducono a credere a queste teorie, ignorando i principi della logica e del metodo scientifico.

Perché anche persone intelligenti credono alle pseudoscienze?

Tra le varie interpretazioni possibili, oggi tratteremo quella più profonda, legata al funzionamento del nostro cervello.

Sistema 1 e Sistema 2

Avevamo già avuto modo di affrontare in questo articolo e in questo approfondimento la questione del duplice approccio del nostro cervello alla realtà circostante, fondato sul Sistema 1 – il nostro intuito – e il Sistema 2, ossia la riflessione.

persone intelligenti credono alle pseudoscienze

Questa distinzione tuttavia non spiega perché anche persone intelligenti credono alle pseudoscienze: Chi ha una capacità intellettiva superiore alla media e un percorso di studi alle spalle che gli ha permesso di assimilare l’approccio razionale e riflessivo, infatti, dovrebbe riuscire a scongiurare l’attivazione dei bias, facendo prevalere il Sistema 2.

Tuttavia, ciò non sempre accade. Perché?

Come funziona il Sistema 2

Per capirlo è necessario analizzare degli interessanti studi avviati nel 2010 dallo studioso Keith Stanovich, finalizzati ad esaminare meglio il nostro Sistema 2 proprio per rispondere a quella domanda.

persone intelligenti credono alle pseudoscienze

Abbiamo fino ad oggi ragionato presupponendo l’esistenza di due Sistemi di ragionamento; la verità è che i sistemi sono 3; detto meglio, il Sistema 2 è a sua volta composto da altri due elementi: la mente algoritmica e la mente riflessiva.

La mente algoritmica è quella che ci consente il ragionamento astratto e il c.d. “disaccoppiamento cognitivo“, definibile come la capacità di

creare copie delle nostre rappresentazioni mentali delle cose (come ad esempio dei pezzi su una scacchiera durante una partita di scacchi), in modo che le copie possano essere usate nelle simulazioni senza influenzare le rappresentazioni originali (le mosse immaginate non cambiano la posizione fisica dei pezzi sulla scacchiera).

G. Corbellini, Il Paese della Pseudoscienza, p. 88.

Per dirla più semplicemente, la mente algoritmica è quella che usiamo per risolvere il test del QI, dove vengono proposti quesiti di logica che ci inducono a ragionare in astratto e ad applicare il disaccoppiamento cognitivo.

In sostanza, ottenere un alto punteggio al test del QI significa avere una mente algoritmica molto sviluppata.

A completare il Sistema 2, però, troviamo anche la mente riflessiva: essa è quella che porta il cervello ad un livello di ragionamento superiore, che induce atteggiamenti di pensiero. Essa misura cioè la capacità di raccogliere informazioni prima di formarsi un’idea, confrontare vari punti di vista, ragionare in modo approfondito su un problema prima di giungere a una conclusione, pensare alle conseguenze future, ponderare aspetti positivi e negativi delle situazioni prima di scegliere, adottare un approccio probabilistico, ecc…

Secondo Stanovich, il fallimento della razionalità, e quindi la motivazione per cui anche persone intelligenti credono alle pseudoscienze, si verificherebbe non solo quanto il Sistema 1, attivandosi istintivamente, riesce a scavalcare e sostituire la mente algoritmica – come nel caso dell’analfabetismo funzionale e dei soggetti con un QI basso – ma anche ogniqualvolta la mente riflessiva non riesca ad attivare la mente algoritmica per evitare il ricorso al Sistema 1 per interpretare un fenomeno.

Insomma, per riassumere il concetto:

l’intelligenza è il risultato della mente algoritmica, mentre la razionalità si ha quando la mente riflessiva riesce ad attivare la mente algoritmica o a disabilitare quella autonoma (Sistema 1).

G. Corbellini, Il Paese della Pseudoscienza, p. 89.

Perché persone intelligenti credono alle pseudoscienze

Alla luce di queste considerazioni può dunque spiegarsi la tendenza anche di persone intelligenti a credere alle pseudoscienze: l’intelligenza e la razionalità non sono solamente due concetti distinti, ma sono anche gestiti da due strutture diverse del cervello. Essere molto intelligenti – ossia avere una buona mente algoritmica – non ci assicura di essere anche razionali – ossia avere una buona mente riflessiva -; se infatti la razionalità non si muove spontaneamente per attivare la mente algoritmica, il nostro cervello – che deve comunque fornire risposte – si affiderà al Sistema 1, e quindi ai bias e alle euristiche.

In effetti, è facile notare come molti soggetti che abbiano una grande competenza su una determinata materia – la medicina, ad esempio – non utilizzino la mente algoritmica allo stesso modo su materie diverse, sulle quali non sono competenti – magari finendo per credere al complotto delle scie chimiche.

Questo accade perché il medico – per restare nell’esempio – oltre al bagaglio culturale e alla sua indubbia capacità algoritmica, ha anche maturato negli anni l’abitudine a interpretare prove, ragionare sul lungo termine, ponderare le decisioni; è insomma abituato a dire alla sua mente riflessiva di attivare quella algoritmica. Ma è abituato a farlo solo nella sua materia, di cui ormai conosce le insidie e le difficoltà. Non è affatto detto che invece, su altre materie, questa attivazione sia altrettanto automatica.

Come misurare la mente riflessiva

Sulla base di questi studi, Stanovich ha elaborato un test parallelo a quello del QI che rilevi con un punteggio strutturato in modo del tutto simile anche il “quoziente riflessivo“, con un massimo di 148.

Si tratta di un test che misura le seguenti capacità, con relativo punteggio:

  • ragionamento statistico e probabilistico (18 punti);
  • ragionamento scientifico (20 punti);
  • riflessione vs intuizione (10 punti);
  • bias di credenza nel ragionamento sillogistico (8 punti);
  • bias della frequenza di base (5 punti);
  • ragionamento disgiuntivo (5 punti);
  • incorniciamento (6 punti);
  • ancoraggio (3 punti);
  • anomalie di preferenza (3 punti);
  • test di valutazione dell’argomentazione (5 punti);
  • calibrazione della conoscenza (6 punti);
  • preferenze temporali e razionali (7 punti);
  • competenza di probabilità (9 punti);
  • alfabetizzazione finanziaria e conoscenza economica (10 punti);
  • sensibilità per il valore atteso (5 punti);
  • comprensione del rischio (3 punti);
  • rifiuto del pensiero superstizioso (5 punti);
  • rifiuto di atteggiamenti antiscientifici (5 punti);
  • rifiuto di credenze cospirative (10 punti);
  • assenza di credenze disfunzionali personali (5 punti).

Questo test ci permette così non solo di misurare la nostra intelligenze “pura”, ossia la mente algoritmica, ma anche di misurare le nostre capacità razionali, essenziali per spingere il cervello ad adottare la mente algoritmica anziché quella intuitiva.

Un basso risultato in questo test a fronte di un buon risultato al test del QI, spiegherebbe perché anche persone intelligenti credono alle pseudoscienze e quindi questa apparente contraddizione tra intelligenza e cultura vs la tendenza ad approcciarsi ai fenomeni come fa un analfabeta funzionale.

P.T.