Negli ultimi anni un pericolosissimo virus sta infestando l’umanità: il virus della disinformazione.

Si tratta di un virus molto contagioso, molto efficace ed estremamente difficile da debellare, e la sua eccessiva diffusione ha ormai reso necessario prendere delle contromisure drastiche, che possano operare sul lungo termine e non solo come palliativi momentanei.

Per comprendere le più idonee contromisure, è necessario però individuare le caratteristiche di questo particolare virus.

Epidemiologia del virus della disinformazione

Il virus della disinformazione attacca le cellule cerebrali, colonizzando la materia grigia e creando danni devastanti a livello cognitivo. La sua pericolosità è data dalla sua estrema capacità di eludere le nostre difese immunitarie, che difficilmente riescono a riconoscerlo e ancor meno ad isolarlo.

Per questo, contagia i pazienti con grande facilità e ha un decorso rapido e spesso irreversibile, soprattutto se trattato in ritardo.

Tale virus, in realtà, è sempre esistito e ha sempre avuto queste caratteristiche; tuttavia, in tempi più antichi, essendo aerobico, si diffondeva essenzialmente via aerea, attraverso il passaparola. Ma si è presto adattato all’ambiente, imparando ad utilizzare anche altri canali. Primo fra tutti la carta stampata, poi la radio, infine la televisione.

Ma è stato con l’arrivo di internet che il virus della disinformazione ha trovato il suo habitat ideale: ha infatti imparato a trasferirsi da un paziente all’altro usando i siti, i blog, i social e le piattaforme varie sotto forma di notizie, input, condivisioni, link, video e post. Qualunque contenuto del web è potenzialmente affetto da questo virus, il che ci espone al costante rischio di contagio ogni volta che accediamo ad internet.

In questo modo, quelle che in precedenza erano mere “influenze stagionali”, ora sono diventate una costante pandemia.

Come vedremo, un’altra caratteristica del virus è quella di essere formata da moltissimi ceppi distinti, uno per ogni singolo argomento dell’informazione, che sono capaci di contagiare sia separatamente che contemporaneamente. L’essere contagiato da uno dei ceppi, peraltro, facilità i rischi di contrarre anche gli altri ceppi.

Sintomi

Così come è difficile per il sistema immunitario individuare il virus della disinformazione, è altrettanto complesso accorgersi dei sintomi che causa; essi agiscono principalmente sul cervello e quindi quest’ultimo tende a non rilevarli. Questo costituisce un altro problema serio della malattia in esame. Tuttavia, allo sguardo altrui essi appaiono piuttosto evidenti, e per questo è importante che siano gli altri – amici, parenti, conoscenti – ad imparare a riconoscere i sintomi, per individuare subito il problema e adottare le necessarie contromisure.

Per questo, può essere utile fornirne un elenco dei sintomi più facilmente riconoscibili:

  • Alterazione della percezione della realtà;
  • Visione distorta degli eventi;
  • Difficoltà nel formulare ragionamenti logici;
  • Perdita di senso critico;
  • Ossessione da condivisione dei post;
  • Tendenza all’aggressività e al turpiloquio nelle discussioni con gli altri;
  • Ossessione complottista;
  • Forte polarizzazione,
  • Difficoltà a cambiare opinione anche di fronte all’evidenza.

Come preciseremo, se vi accorgete che alcuni intorno a voi manifestano questi sintomi, è necessario intervenire il prima possibile perché il virus si radica facilmente e un’eccessiva esitazione può risultare fatale.

Effetti collaterali

Oltre ai sintomi indicati, il virus della disinformazione può causare diversi effetti collaterali anche gravi, dovuti soprattutto alla sua contagiosità e capacità di replicarsi all’infinito.

In particolare, la circolazione del virus provoca:

  • Diffusione di notizie false;
  • Diffusione di teorie pseudoscientifiche;
  • Sfiducia nelle istituzioni ufficiali;
  • Incremento del complottismo;
  • Diffusione di demagogia e populismo;
  • Diffusione di atteggiamenti discriminatori;
  • Aumento delle tensioni sociali.

Il vero problema del virus della disinformazione, infatti, è soprattutto legato alle conseguenze sociali della sua diffusione su larga scala, che può provocare danni irreparabili più ancora che rispetto alle conseguenze – comunque gravi – che colpiscono i soggetti presi singolarmente.

Decorso della malattia

virus della disinformazione

La difficoltà di arginare l’epidemia e la contagiosità del virus della disinformazione dipende, prima ancora che dall’inefficacia delle cure, dalla circostanza che il virus ha una altissima capacità di radicarsi nel nostro organo cerebrale, rendendolo non solo molto difficile da eradicare, ma aumentando nell’organismo le probabilità di contrarre altre forme virali simili. Infatti, è dimostrato che più il virus è radicato, più sarà facile contrarre altri ceppi del virus della disinformazione.

Anzi, gli studi dimostrano che quando si è affetti da alcuni ceppi di questi virus il sistema immunitario diventa progressivamente sempre meno capace di riconoscere quel tipo di intruso, di fatto lasciandogli colonizzare il cervello senza reagire, fino a portare il nostro sistema immunitario a considerare innocui o addirittura benevoli questi fastidiosi intrusi.

Per queste ragioni, siamo portati a ritenere che le cure debbano essere il più tempestive possibile, pena rivelarsi totalmente inefficaci.

Dalle analisi condotte emerge infatti che oltre un certo periodo di decorso la malattia diventa del tutto incurabile e gli effetti irreversibili.

La disinformazione, insomma, è una malattia degenerativa.

Cure

Come detto, alcune cure esistono, ma per essere davvero efficaci devono essere assolutamente tempestive. E a volte non basta, perché anche quelle tempestive sembrano avere effetti concreti solo in pazienti particolarmente predisposti. Su alcuni pazienti, infatti, si sono rivelate del tutto inefficaci anche se somministrate tempestivamente.

Ma vale comunque la pena ricorrere a terapie come le seguenti.

Cultura

In primo luogo, la miglior cura possibile è certamente la cultura: un individuo acculturato è statisticamente meno predisposto a contrarre la malattia ed ha anzi un sistema immunitario più efficace nel riconoscere il virus. Si tratta però di una cura complessa, lunga e che deve essere continuativa e costante per dare davvero effetti positivi. Soprattutto, è una cura specifica, che si rivolge cioè a singoli ceppi. La cultura in “storia”, ad esempio, non avrà cioè alcuna efficacia sul ceppo “scie chimiche” (un ceppo particolarmente potente).

Per essere efficace al 100%, la cultura dovrebbe quindi essere somministrata in dosi troppo massicce, insostenibili per il nostro cervello.

Infine, si tratta comunque di una cura preventiva, che difficilmente ha effetti dopo che il virus è stato contratto.

Fact Checking

In alternativa, una cura che si è rivelata piuttosto efficace è invece il fact checking. Si tratta in sostanza di un modo per attivare il sistema immunitario e fargli riconoscere l’intruso non appena entra nell’organismo.

Se la cura funziona, in effetti il paziente riesce ad espellere il virus. Il problema di questa cura è che anche questa cura agisce su un solo ceppo alla volta, ed anzi agisce solo una volta, per quello specifico contagio. Diventa inerme di fronte ad un possibile nuovo attacco. Si tratta cioè di una cura specifica per il singolo ceppo da cui si è contagiati, che come tale non esclude di essere nuovamente contagiati da un altro ceppo, addirittura anche durante la stessa cura.

Ne consegue, spesso, che sia necessario attivare più terapie contemporaneamente, ipotesi non sempre praticabile e comunque stressante per l’organismo.

Infine, anche questa cura è efficacia solo su gente particolarmente predisposta o che non ha già contratto il virus da qualche tempo.

Insomma: non abbiamo cure “miracolose” che funzionino nel 100% dei casi.

Prevenzione

Dato quel sappiamo di questa malattia, e soprattutto delle difficoltà nell’arginarla, l’unica soluzione davvero efficace pare essere dunque la prevenzione; una strada ancora poco seguita dagli esperti ma che in realtà andrebbe valutata con maggiore serietà.

Abbiamo visto che contrarre la malattia è facilissimo, i suoi sintomi difficilmente riscontrabili e il suo decorso è rapidissimo: quindi, la migliore soluzione è quella di insegnare alle difese immunitarie a riconoscere il virus, a prescindere dal ceppo, e fornirgli gli anticorpi per fermare la malattia in tempo.

E’ possibile? Riteniamo di sì, perché in realtà per il virus della disinformazione esisterebbe un vaccino.

Il vaccino contro la disinformazione

Esso consiste essenzialmente in un corso formativo per insegnare al sistema immunitario e alle cellule cerebrali a riconoscere il virus della disinformazione prima che avvenga il contagio, anziché cercare di estirparlo dopo che si è stati contagiati. Questo sistema è l’unico infatti a garantire un’efficacia completa e duratura nel tempo, e funziona soprattutto nei pazienti più giovani, proprio perché in essi il virus ha meno possibilità di attecchire in modo definitivo.

Il vaccino consiste essenzialmente nell’insegnare a:

  • riconoscere gli errori cerebrali istintivi che il virus sfrutta penetrare le difese immunitarie (bias cognitivi);
  • i corretti sistemi per verificare l’autenticità di una informazione (metodo scientifico);
  • avere un approccio critico alle questioni;
  • stimolare il ragionamento razionale e logico,
  • verificare teorie, notizie, affermazioni che si leggono sui canali di informazione (fact checking),
  • riconoscere le conseguenze della diffusione del virus e l’importanza nel contrastarlo per arginare fake news, manipolazioni, pseudoscienze e complottismo.

Si tratta di elementi da apprendere con assoluta priorità per fermare questa pandemia; il vaccino è l’unica soluzione è creare nuove generazioni il più possibile “immunizzate” da questi processi, nella speranza che l’immunità di gregge raggiunta possa ostacolare definitivamente la diffusione di questa grave patologia anche negli individui più predisposti, limitando al massimo le possibilità che vengano contagiati.

Dove ordinare il vaccino

Questo vaccino deve essere fornito principalmente alle scuole medie e superiori, ma anche alle università. Per farlo, è però necessario convincere collegi docenti, istituti scolastici, consigli universitari e istituzioni pubbliche a rendersi disponibili a somministrarlo agli studenti.

Noi stiamo già facendo tutto il possibile affinché questo inizi ad essere praticabile, ma il supporto di tutti coloro che sono interessati è altrettanto essenziale per dare vita al progetto e renderlo concreto. Sono i pazienti e i loro familiari i primi a dover far capire di avere bisogno di queste cure.

Se volete aiutarci, ricevere informazioni, aggiornamenti o anche solo diffondere la proposta sul territorio, iscrivetevi alla news letter, scriveteci una mail e seguite la nostra pagina Facebook, condividendone i contenuti.

Parlate di questo progetto nelle scuole dei vostri figli, nelle vostre università, in famiglia e con i vostri amici. Facciamo capire a tutti l’importanza e l’urgenza di intervenire contro questa drammatica epidemia.

Combattiamo il virus della disinformazione: aiutateci a diffondere il vaccino.

P.T.